Fayfirunna

OFF-RENDER

23 October—18 December 2026

18.00

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C'è una violenza asettica nel modo in cui l'industria dello spazio dà forma visiva al potere.
NEOM è il supremo sogno dell'architettura e The Line, il suo tassello più celebre, ha fatto chiacchierare il mondo sulla sua presunta assurdità: 170 chilometri di monumentali facciate a specchio che tagliano il deserto Saudita, venduto come utopia post-carbonio e acceleratore del progresso umano, attraverso una delle CGI più costose sul mercato.
Ma NEOM non ha nulla di irrazionale: è un laboratorio ad alta definizione (e un parco giochi) per dimostrazioni di forza geopolitiche, controllo tecnologico capillare e pura dimostrazione di superbia architettonica.

Chi ci mette la firma? Chi disegna il sogno?

Negli studi di architettura il render è immacolato: non puzza di sfruttamento, di manodopera a bassissimo costo, né di occupazione neocoloniale. È un'alchimia visiva che trasforma la sopraffazione in un fatto compiuto, incassando l'approvazione degli stakeholder e orientando la percezione di massa anni prima che venga colata una sola goccia di cemento.
È il segreto di Pulcinella della professione: questa grande illusione nel deserto Saudita, è solo uno dei casi più vistosi di un fenomeno più ampio.
Progetti di questo tipo vengono concepiti quasi interamente in studi d’élite del Nord del mondo, che disegnano enclave capaci di trasformare fantasie di potere in normali incarichi di lavoro.

OFF-RENDER strappa The Line dalla GPU e la scaraventa sul pavimento di Almanac, analizzando criticamente l’ampia produzione visiva che circonda il progetto da tre angolazioni distinte:
• Un oggetto architettonico, in tutta la sua materialità, traduce la finzione digitale in presenza fisica, trasformando i perfetti pixel dello schermo in qualcosa di concreto, misurabile e interrogabile.
• Un'inchiesta visiva, un collage di confessioni e testimonianze di chi ha lavorato dentro agli studi d’architettura, che scoperchia la stanza dei bottoni di una delle immagini più costose al mondo, mentre promuove un futuro a cui è difficile credere, soprattutto per chi nel futuro non crede più.
• Una cartolina vintage originale di un territorio prima della sua distruzione, affrancata con il marchio di una città che ancora non esiste. La retorica del souvenir mette a contatto una geografia azzerata e un'altra che forse non vedrà mai la luce, strette insieme da un filo invisibile di violenza spaziale e complicità finanziaria.

Se il render nasce per farvi mandare giù la finzione, qui ci sono le armi per smontarla. Sporcatevi le mani.

Fayfirunna Collective

Una rete anonima e decentralizzata di ex architetti, designer e professionisti internazionali.
Negli studi e nelle istituzioni in cui abbiamo lavorato ci siamo scontrati sempre con il solito alibi di settore: "Stiamo solo facendo il nostro lavoro". Ora ci interessa capire cosa succede quando fare il proprio lavoro significa curare il branding di una megacittà fondata sulle deportazioni, ridefinire la resa visiva di un territorio militarizzato o ritoccare un futuro irrealizzabile celato dietro al mito del progresso.
L'architettura è sempre stata al servizio del potere, e le immagini sono il suo braccio armato.
Non ci limitiamo a osservare ciò che il render nasconde, ma guardiamo a ciò che produce attivamente: le coordinate estetiche, spaziali, ideologiche e politiche che rendono desiderabili megaprogetti coercitivi, addomesticando scenari estremi affinché vengano accettati prima ancora di essere costruiti.
Raccogliamo immagini, render riusciti e scartati, moodboard e archivi riservati direttamente dal cuore dell'industria, disinnescandone la retorica promozionale per mostrare come vengono fabbricati e cosa contribuiscono a normalizzare.
Anonimi non per evitare responsabilità, ma perché di responsabilità ce ne sono fin troppe.

fayfirunna.org

There is an aseptic violence in the way the spatial industry gives visual form to power. NEOM is architecture’s ultimate dream, and The Line, its most famous component, has set the world talking about its supposed absurdity: 170 kilometres of monumental mirrored facades slicing through the Saudi desert, sold as a post-carbon utopia and an accelerator of human progress through some of the most expensive CGI on the market.

Yet there is nothing irrational about NEOM: it is a high-definition laboratory (and a playground) for geopolitical displays of power, pervasive technological control, and sheer architectural hubris.

Who signs their name to it? Who designs the dream?

In architectural practices, the render is immaculate: it bears no stench of exploitation, hyper-cheap labour, or neocolonial occupation. It is a visual alchemy that turns subjugation into a fait accompli, securing stakeholder approval and steering mass perception years before a single drop of concrete is poured.

It is the profession’s open secret: this grand illusion in the Saudi desert is merely one of the most blatant instances of a far broader phenomenon. Projects of this kind are conceived almost entirely in elite studios of the Global North, designing enclaves that turn fantasies of power into everyday commissions.

OFF-RENDER rips The Line from the GPU and hurls it onto the floor of Almanac, critically dissecting the vast visual production surrounding the project from three distinct angles:
• An architectural object, in all its materiality, translates digital fiction into physical presence, turning the pristine pixels of the screen into something concrete, measurable, and open to interrogation.
• A visual investigation, a collage of confessions and testimonials from those who worked inside architectural studios, uncovers the control room of one of the world's most expensive images, while promoting a future that is hard to believe in, especially for those who no longer believe in the future at all.
• An original vintage postcard of a territory prior to its destruction, stamped with the mark of a city that does not yet exist. The rhetoric of the souvenir brings an erased geography into contact with another that may never see the light of day, bound together by an invisible thread of spatial violence and financial complicity.

If the render is designed to make you swallow the fiction, here are the tools to dismantle it. Get your hands dirty.

Fayfirunna Collective

An anonymous, decentralized network of former architects, designers, and international professionals.
In the studios and institutions where we once worked, we constantly collided with the industry’s ultimate alibi: “We are just doing our job.” Today, our interest lies in unpacking what happens when “doing one’s job” means branding a megacity built on forced displacement, reshaping the visual lexicon of a militarized territory, or polishing an unachievable future concealed behind the myth of progress.
Architecture has always served power, and images are its armed wing. We do not merely observe what the render hides; we examine what it actively produces: the aesthetic, spatial, ideological, and political coordinates that render coercive megaprojects desirable, domesticating extreme scenarios so they may be accepted long before they are built. We gather images, successful and discarded renders, mood boards, and confidential archives directly from the heart of the industry, dismantling their promotional rhetoric to expose how they are manufactured and what they contribute to normalizing.
Anonymous, not to evade responsibility – but because responsibility is already enough.

fayfirunna.org