Riccardo Sala

Heiligenschein

15 May13 June 2021

Opening: 14 May, 3-9pm

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Almanac Inn presents Heiligenschein, a solo exhibition by Riccardo Sala curated by Bianca Stoppani.

Heiligenschein is a German word for an optical phenomenon otherwise known as hotspot. Its literal meaning is “holy splendour” and that which surrounds with a bright halo, quite literally, is the viewer’s doppelgänger, for it appears around the shadow of the viewer’s head when casted on a dewy surface.

Riccardo Sala’s first solo show lingers on the heiligenschein of representation with the aim of exacerbating its uncanny quality. Through a new series of lithographs and a site-specific installation, the show brings together the artist’s fascination for and research on archetypes, cultural visual tropes, and the mythic value of image-making; while it probes the psychological warfare that shapes the (more or less visible) interactions between automated desires and products, between realisms and their alternatives.

Stone Tape Memories is a series of lithographs that allegorically appropriates a visual lexicon entangled with capitalocene, libidinal economies, behavioural sciences, and technology. Appearing strangely familiar, these images are enlarged versions of those assembly instructions which can be found inside the plastic shell of a Kinder Surprise egg. From policemen patrolling the streets on Segways, to people dressed with protective suits having a chat in the street, they bring with them feelings of aspiration and prescient anxiety. Through the lithographic process, Sala re-prints these images to challenge the alluring power of their lusciously coloured and industrialised cuteness with their dramatically sinister, murky, and textured version. At the same time, the seriality of these images instigate a reflection about what kind of world these instructions suggest to assemble, becoming a wicked ritual for the reproduction of the mechanisms that produced them in the first place, from pervasive surveillance to climate catastrophe, from extractive politics to global supply chains.
The title alludes to the namesake theory popularised by Nigel Kneale’s film The Stone Tape (1972), which maintains that rocks and stones can store events and energies; not unlikely tape recordings that later can be replayed by our nervous systems, projecting back the original data in the form of ghastly images. If in The Stone Tape a group of ancient monoliths is discovered operating “as fatalistic engines, drawing characters into deadly compulsions,” (1) Sala’s lithographs retain the eerie agency which imbues those stones but look like artefacts from psychological operations devoted to the production and consumption of desires through habit-forming products.

Viral Network (View) is a site-specific window installed in the window bars of the exhibition space, which taps into the symbolic order of linear perspective. Perspective is one of those Western technical objects that for a long time has formed the knowledge and consolidated the memory of anthropocentrism and white supremacy. As a form of social memory which organises reality, it still haunts us. Borrowing Franco Bifo Berardi’s analysis of Gestalt, it “allows us to see, while simultaneously preventing the vision of anything that does not comply with the Gestalt.” Sala subverts the realism of such cognitive frame through a poetic estrangement, thus exceeding its pre-emptive interpretation of perceptions. (2) In this sense, once converging from and towards the viewer’s eye, now the geometric lines used to construct an anthropocentric image of the world are recombined into a web which captures and re-directs the viewer’s gaze in multiple directions. Once transparent and invisible, the material plane of representation is mis-used to add space and time to this view, that is to make it historically contingent, and tangible, thus neutralising its pretences of timeless universality.

If the traumatic strangeness of the Covid-19 pandemic we are experiencing has most recently reinforced the instability of reality, it also invites us to imagine an exit. In this sense, “Heiligenschein” aims at articulating a reflection on the imaginary pre-desired by dominant ideologies and the structural inequalities that support them, whether social, economic, or environmental.

—Bianca Stoppani

  1. Mark Fisher, The Weird and the Eerie (London: Repeater Books, 2017)
  2. Franco “Bifo” Berardi, Futurability: The Age of Impotence and the Horizon of Possibility (London/New York: Verso, 2019)



Special thanks to Vetreria Artistica Mauro Bruno, and Simon Paccaud.


Heiligenschein è una parola tedesca usata per indicare un fenomeno ottico. Il suo significato letterale è “sacro splendore” e ciò che circonda con un alone luminoso, letteralmente, è il doppelgänger di chi guarda. Un heiligenschein, infatti, appare intorno all’ombra della testa di chi lo sta guardando, quando questa è proiettata su una superficie ricoperta di rugiada.

Per la sua prima mostra personale, Riccardo Sala si sofferma sull’heiligenschein della rappresentazione con l’obiettivo di esacerbarne l’aspetto perturbante. Attraverso una nuova serie di litografie e un’installazione site-specific, la mostra riunisce il fascino e la ricerca dell’artista per gli archetipi, i tropi culturali visivi e il valore mitico insito nella creazione di immagini e indaga la guerra psicologica che plasma le interazioni (più o meno visibili) tra desideri e prodotti automatizzati, tra realismi e loro alternative.

Stone Tape Memories è una serie di litografie che fa un’appropriazione allegorica di un lessico visivo intrecciato con il capitalocene, le economie libidinali, le scienze comportamentali e la tecnologia. Appaiono stranamente familiari, e infatti sono versioni ingrandite delle istruzioni di montaggio che si trovano all'interno del guscio di plastica di un ovetto Kinder Surprise. Da poliziotti che pattugliano le strade a bordo di Segway, a persone che chiacchierano per strada protette da uno scafandro, queste immagini portano con sé sentimenti di aspirazione e ansia anticipata. Attraverso il processo litografico, Sala ristampa queste immagini per sfidarne il potere seducente, sostituendo la loro dolcezza industriale e i colori lussureggianti con una loro versione decisamente sinistra, oscura e materiale. Allo stesso tempo, la loro serialità stimola una riflessione sul tipo di mondo che queste istruzioni suggeriscono di assemblare, mostrandosi come rituale diabolico per la riproduzione dei meccanismi che in primo luogo le hanno prodotte, dai sistemi pervasivi di sorveglianza alla catastrofe climatica, dalle politiche estrattive alla catena di distribuzione globale.
Il titolo allude alla teoria omonima resa popolare dal film di Nigel Kneale The Stone Tape (1972), che sostiene come rocce e pietre immagazzinino eventi ed energie. Ossia come rocce e pietre siano dispositivi di registrazione che possono essere azionati in un secondo momento dal nostro sistema nervoso, restituendo i dati originali sotto forma di immagini spettrali. Se nel film The Stone Tape viene scoperto un gruppo di antichi monoliti che funziona come un “fatale schema compulsivo di cui cadono vittime” (1) i personaggi, le litografie di Sala conservano la misteriosa agentività che impregna quelle pietre ma sembrano artefatti di operazioni psicologiche dedicate alla produzione e al consumo di desideri attraverso prodotti che creano dipendenza.

Viral Network (View) è una finestra site-specific installata nell’inferriata dello spazio espositivo, che attinge all’ordine simbolico della prospettiva lineare. La prospettiva è uno di quegli oggetti tecnici che per lungo tempo in Occidente ha sia informato la conoscenza sia consolidato la storia dell’antropocentrismo e della supremazia bianca. In quanto forma di memoria sociale che organizza la realtà, ci perseguita ancora. Prendendo in prestito l’analisi di Franco Bifo Berardi sulla Gestalt, essa “ci permette di vedere, di riconoscere. Ma al tempo stesso ci impedisce la visione di qualsiasi altra cosa che non sia compatibile con la Gestalt.”(2) Sala sovverte il realismo di tale cornice cognitiva attraverso un estraniamento poetico, superando così la sua interpretazione preventiva delle percezioni, il suo “effetto trappola.” In questo senso, prima convergenti da e verso l’occhio di chi guarda, ora le linee geometriche utilizzate per costruire un’immagine antropocentrica del mondo vengono ricombinate in una rete che cattura e reindirizza lo sguardo in più direzioni. Prima trasparente e invisibile, ora il piano materiale della rappresentazione viene corrotto aggiungendo spazio e tempo a tale veduta, cioè la rende storicamente contingente e tangibile, neutralizzando così le sue pretese di universalità senza tempo.

Se la stranezza traumatica della pandemia di Covid-19 che stiamo vivendo ha rimarcato più recentemente l’instabilità della realtà, ci invita anche a immaginare un’uscita. In questo senso, “Heiligenschein” mira ad articolare una riflessione sull'immaginario pre-desiderato dalle ideologie dominanti e dalle disuguaglianze strutturali che le sostengono, siano esse sociali, economiche o ambientali.

—Bianca Stoppani

  1. Mark Fisher, The Weird and the Eerie (London: Repeater Books, 2017)
  2. Franco “Bifo” Berardi, Futurability: The Age of Impotence and the Horizon of Possibility (London/New York: Verso, 2019)

Si ringraziano Vetreria Artistica Mauro Bruno e Simon Paccaud.

Face mask and social distancing are mandatory.
 
Almanac Inn is supported by Fondazione CRT and Fondazione Compagnia di San Paolo.

 

Viral Network (View), 2021, tiffany glass panels installed in the window bars, plasticine

Viral Network (View), 2021. (Detail)

Installation view

Installation view

Stone Tape Memories 5, 2020, lithographic print on paper applied on mdf board, 22 x 43.5 cm

Installation view

Stone Tape Memories 2, 2020, lithographic print on paper applied on mdf board, 22 x 43.5 cm

Installation view

Stone Tape Memories 7, 2020, lithographic print on paper applied on mdf board, 22 x 43.5 cm

Stone Tape Memories 4, 2020, lithographic print on paper applied on mdf board, 22 x 43.5 cm

Viral Network (View), 2021, tiffany glass panels installed in the window bars, plasticine

Viral Network (View), 2021, tiffany glass panels installed in the window bars, plasticine

Viral Network (View), 2021. (Detail)

Installation view

Stone Tape Memories 6, 2020, lithographic print on paper applied on mdf board, 22 x 43.5 cm

Stone Tape Memories 4, 2020, lithographic print on paper applied on mdf board, 22 x 43.5 cm